Cosenza, Libreria Ubik, mercoledì 27 novembre, ore 18.30.

Intervengono:
NICOLA FIORITA - docente Unical - scrittore
PARIDE LEPORACE - giornalista, Presidente Film Commission Basilicata

Lamezia: Presentazione libro “Maledetto Sud” di Vito Teti a Palazzo Nicotera

Lamezia Terme – Sarà presentato a Palazzo Nicotera il 25 novembre alle 17:45, il libro di Vito Teti “Maledetto Sud”. “Gli abitanti del Sud sono chiamati spesso sudici, oziosi, malavitosi, briganti. Questo libro - spiega l’autore – attraverso storie vissute, narrazioni letterarie e riflessioni antropologiche, mira a smontare i principali luoghi comune su questa razza maledetta”. Organizzato dal Centro “Riforme – Democrazia – Diritti”, all’evento parteciperà lo stesso Vito Teti, insieme a Michela Gravano – Segretario Regionale della Cgil, don Giacomo Panizza della Comunità Progetto Sud e Antonio Bagnato, docente di filosofia.


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Il video della serata conclusiva del Premio Tropea

Vito Teti vince la VII edizione del "Premio Tropea Leggere&Scrivere"

Il video della serata conclusiva


Gian Antonio Stella - Maledire e amare il Sud La lezione di Vito Teti

Certe realtà del Meridione non si possono nascondere con la retorica.


«Secondo me le tv nazionali stanno in questo momento soltanto criminalizzando Nocera e i nocerini», si è sfogato a Sky Tg 24 un giovane guardiano dell?onore della città campana dopo l?immondo spettacolo allo stadio di Salerno. E il sindaco Manlio Torquato si è detto «amareggiato» dal coro di critiche: «Mi pare prematuro dire che le cose sono andate in una certa maniera e che ci sia un nesso tra le eventuali minacce dei tifosi e la scelta dei calciatori di non giocare la partita. Non si può escludere, infatti, che sia stata una forma di solidarietà verso la tifoseria. Quella dei giocatori è stata una forma di protesta pacifica?»

Vito Teti stravince il Premio Tropea : “Il Sud vuole essere parlato, ma deve anche saper parlare…”

di Chiara Fera

A colloquio con il vincitore. L’opinione di Mimmo Gangemi. Teti preannuncia i suoi prossimi lavori, e dice: “Credo che la via che ho imboccato, quella del romanzo storico, e della narrazione unita a meditazioni e riflessioni, sia definitiva”. Con “Il patriota e la maestra” edito da Quodlibet Vito Teti s’è aggiudicato la VII edizione del Premio letterario nazionale Tropea.


Vito Teti premiato dall’assessore alla Cultura della Regione Calabria prof. Mario Caligiuri. 

Docente di etnologia presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università della Calabria (dove ha fondato e dirige il Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo), Vito Teti ha vinto, ottenendo 136 voti, il premio ideato e promosso dall’Accademia degli Affaticati, il primo concorso nazionale ad aver veicolato i libri in formato e-book; 27 sono stati invece i voti ottenuti da Edoardo Albinati con “Vita e morte di un ingegnere” (Mondadori, 2012) e 25 da Benedetta Palmieri con “I Funeracconti” (Feltrinelli, 2011). Ad emettere il verdetto sono stati i 409 sindaci della Calabria col voto combinato di una giuria popolare composta da 41 persone. Prima del docente di Aracavacata, il Premio Tropea è stato vinto da Mimmo Gangemi

Alcuni appuntamenti di Novembre

Napoli
14 Novembre - ore 15.00
"La dieta Mediterranea"
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Perugia 
16 Novembre 2013 - ore 17.00
Incontro/Conversazione "NARRARE IL SUD"
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Senna Comasco
18 Novembre - ore 21.00
Incontro con l'autore: Vito Teti presenta "Maledetto Sud"
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Premiate le storie di Calabria di Vito Teti Il vincitore del Premio letterario nazionale Tropea

È Vito Teti con «Il Patriota e la maestra» a vincere la settima edizione del Premio letterario nazionale Tropea. Ha ottenuto 136 voti, mentre 27 sono andati a Edoardo Albinati con «Vita e morte di un ingegnere» e 25 a Benedetta Palmieri con «I Funeracconti».

A decretare il verdetto sono stati i 409 sindaci di tutta la Calabria col voto combinato diuna giuria popolare composta da 41 persone. «La vittoria diVito Teti - dicono gli organizzatori - è un indicatore dellatendenza a prediligere le storie legate al reale rispetto alle narrazioni o ai romanzi di fantasia». Il Premio Letterario Nazionale Tropea - ideato e promosso dall’Accademia degli Affaticati e primo concorso nazionale ad aver veicolato i libri in formato ebook - si è svoltoall’interno della seconda edizione del «TropeaFestival Leggere&Scrivere», organizzato dal Sistema Bibliotecario Vibonese, i comune di Tropea, di Vibo Valentia, Soriano Calabro e Serra San Bruno, l’amministrazione provinciale di Vibo Valentia e la stessa Accademia degli Affaticati. La vittoria di Vito Teti - che nell’albo d’oro del prestigioso premio segue quella di Mimmo Gangemi (La signora diEllis Island), Gianrico Carofiglio (Ragionevoli dubbi),Roberto Saviano (Gomorra) - sottolinea, come già avvenuto con Gangemi e Abate, il gradimento della narrazione legataall’appartenenza e all’identità, il motivodella melanconia e della nostalgia, l’antropologia dei luoghi edell’abbandono. Da archivi e testi mai o poco frequentati, nel libro di Teti emergono personaggi ed eventi minori, storie individuali e familiari sconosciute, passioni, pensieri e azioni dimenticate. È alla ricerca di queste vite parallele che è andato l’autore, rintracciando la vicenda di Antonio Garcea, calabrese, patriota rinchiuso in tutte le carceri borboniche, e Giovanna Bertola, piemontese, giovane maestra e fondatrice de La Voce delle Donne.

Un libro anche un po' nostro di Matteo Cosenza

ORA che ha vinto ne parliamo, abbiamo preferito evitare di farlo prima per non dare l'idea che stessimo pubblicizzando e sostenendo un autore e un libro che sono di casa nel nostro giornale. Siamo felici, dunque, che il Premio Tropea sia andato a Vito Teti e al suo bel romanzo. E' un riconoscimento che la Calabria dà ad un intellettuale che l'onora e a un libro importante, e che sentiamo anche un po' nostro perché i lettori del Quotidiano della Calabria hanno conosciuto con larghissimo anticipo questa sua fatica. Una sera, nella sua casa a San Nicola da Crissa, parlammo di quest'opera che stava nascendo. Sul tavolo accanto alla vetrata, che dà sul paese quasi lasciando intravedere quella che fu la casa del “patriota”, protagonista del romanzo con la moglie, la “maestra” piemontese, vi erano già i documenti e gli appunti di una ricerca appassionata che Teti stava facendo su quella piccola grande storia. Decidemmo di farla conoscere subito ai lettori del Quotidiano e così Vito, con la sua proverbiale generosità, si mise al lavoro e produsse quello che fu ben più di un'anticipazione trattandosi in realtà della prima stesura del futuro romanzo, e che i lettori poterono leggere in un numero monografico del Quotidiano della Domenica di sette pagine. Poi vennero altri articoli sull'argomento. Di questa storia, quindi, i lettori sanno già tutto e, se non lo sapessero, li invitiamo a comprare il libro, per cui non ne riprendiamo la trama. Allora, appunto quella sera, e poi dopo, il pensiero è andato alla genesi delle storie. Pensiamo troppo spesso che esse siano altrove e invece le possiamo trovare sotto casa, nel nostro vicolo, nel nostro quartiere, nella nostra città. Occorrono occhi aperti e vigili per coglierle, come quelli di Vito Teti.



Link ad altri articoli:

Vito Teti vince il Premio Tropea 2013



E’ Vito Teti con “Il Patriota e la maestra” (Quodlibet, 2012) a vincere la settima edizione del Premio Letterario Nazionale Tropea con 136 voti sui 27 ottenuti da Edoardo Albinati con “Vita e morte di un ingegnere” (Mondadori, 2012) e i 25 di Benedetta Palmieri con “I Funeracconti” (Feltrinelli, 2011). A decretare il verdetto sono stati i 409 sindaci di tutta la Calabria col voto combinato di una giuria popolare composta da 41 persone.

“La vittoria di Vito Teti – è scritto in una nota – è un indicatore della tendenza a prediligere le storie legate al reale rispetto alle narrazioni o ai romanzi di fantasia. “La storia con la s minuscola”, vicissitudini individuali che legandosi tra loro danno vita al racconto di vicende storiche e di dinamiche che producono l’evoluzione sociale”.

Il Premio Letterario Nazionale Tropea – ideato e promossodall’Accademia degli Affaticati e primo concorso nazionale adcaver veicolato i libri in formato ebook – si è svoltocall’interno della seconda edizione del “TropeaFestival Leggere&Scrivere”, frutto di un partenariato tra Il SistemacBibliotecario Vibonese (soggetto capofila), il comune di Tropea,cdi Vibo Valentia, Soriano Calabro e Serra San Bruno,cl’amministrazione provinciale di Vibo Valentia e la stessacAccademia degli Affaticati.

Vito Teti si è aggiudicato il Premio superando gli altri duefinalisti con uno distacco netto: 136 voti totali pari al 72,3% dei voti espressi, Edoardo Albinati con 27 preferenze (14,4%) si aggiudica il secondo posto e a seguire Benedetta Palmieri con 25voti (13,3%). La vittoria di Vito Teti – che nell’albo d’oro del prestigioso premio segue quella di Mimmo Gangemi (La signora diEllis Island), Donatella Di Pietrantonio (Mia madre è un fiume), Mattia Signorini (La Sinfonia del tempo breve), Carmine Abate (Gli anni veloci), Gianrico Carofiglio (Ragionevoli dubbi), Roberto Saviano (Gomorra) – sottolinea, come già avvenuto con Gangemi e Abate, il gradimento della narrazione legata all’appartenenza e all’identità che Teti esprime anche attraverso il suo radicamento con il territorio e la scelta di approfondire i percorsi della costruzione identitaria, il motivo della melanconia e della nostalgia, l’antropologia dei luoghi e dell’abbandono. Il rapporto antropologia-letteratura è al centro della sua scrittura.

Oltre ai finalisti, nella serata conclusiva condotta daPasqualino Pandullo (Presidente dell’”Accademia degliAffaticati”, promotrice del Premio) e Livia Blasi (giornalista della sede Rai di Cosenza) presso il Museo Diocesano di Tropea, i professori Alfredo Focà e Pino Lonetti per le Università di Catanzaro e di Reggio Calabria e l’Assessore regionale alla cultura Mario Caligiuri.


Letteratura, a Vito Teti premio Tropea

(ANSA) – TROPEA (VIBO VALENTIA), 10 NOV – - E’ Vito Teti con“Il Patriota e la maestra” (Quodlibet, 2012) a vincere la settima edizione del Premio Letterario Nazionale Tropea con 136voti sui 27 ottenuti da Edoardo Albinati con “Vita e morte di uningegnere” (Mondadori, 2012) e i 25 di Benedetta Palmieri con “IFuneracconti” (Feltrinelli, 2011).
A decretare il verdetto sonostati i 409 sindaci di tutta la Calabria col voto combinato diuna giuria popolare composta da 41 persone.

La dieta mediterranea? non c'entra con il sud. Di Gemmo Cuomo

 La dieta mediterranea? non c'entra con il sud

Vito Teti: Non ha niente a che vedere con la cucina storica dei meridionali.
di Gimmo Cuomo

Vito Teti finalista alla VII edizione del Premio Letterario Nazionale Tropea

10 Novembre - Ore 20.30 - Museo Diocesano - Tropea

SETTIMA EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO NAZIONALE TROPEA

Presentano: Pasqualino Pandullo e Livia Blasi

Ospiti:
Edoardo Albinati (Finalista Premio Tropea)
Benedetta Palmieri (Finalista Premio Tropea)
Vito Teti (Finalista Premio Tropea)

Gino Crisci (Rettore Università della Calabria)
Aldo Quattrone (Rettore Università "Magna Grecia" - Catanzaro)
Pasquale Catanoso (Rettore Università "Mediterranea" - Reggio Calabria)

Gennaro Tarallo (Amministratore unico Asmenet Calabria)

Mario Caligiuri (Assessore alla Cultura Regione Calabria)

Legge: Alberto Micelotta
Al pianoforte: Sergio Coniglio

Serata "istituzionale", la terza del Premio Tropea, nel corso della quale verrà proclamato il vincitore della settima edizione del riconoscimento letterario. Tra gli ospiti, i rettori delle tre Università calabresi che fanno parte della giuria tecnica e l'Assessore Regionale alla Cultura, Mario Caligiuri. A spiegare il grado di partecipazione al voto elettronico, da parte dei sindaci calabresi e dei componenti della giuria popolare, e quindi ad illustrare i risultati definitivi, sarà il responsabile di Asmenet Calabria, Gennaro Tarallo.

ASCA. Maledetto Sud.

(ASCA) - Roma, 22 ott - L'obiettivo e' quello di rompere gli stereotipi che riguardano il Mezzogiorno attraverso un'operazione di decostruzione in cui vengono spezzati i principali luoghi comuni su cui si fonda l' immagine dei meridionali sporchi, che giocando sull' ambivalenza del termine, vengono anche detti 'sudici' gia' nell' immediato periodo postunitario. Una caratteristica che studiosi attenti come Napoleone Colajanni attribuivano alle condizioni di vita misere e alla malaria, in molta pubblicistica di matrice positivista, ma che col tempo diventa anche un' etichetta razziale, il sintomo di una inferiorita' di tipo morale. Sono diavoli che abitano l'Eden. Ma che il Sud d'Italia sia abitato da esseri umani luridi per destino naturale lo ribadisce anche il deputato leghista Matteo Salvini in un video che ha furoreggiato in rete: ''Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani. Son colerosi e terremotati. Con il sapone non si sono mai lavati''. Sudici, oziosi, malavitosi, briganti, mafiosi, abitanti dell'Eden, ma 'diavoli'. Vito Teti, antropologo di Arcavacata, l' Universita' della Calabria che ha sede a Cosenza, dove e' ordinario di Etnologia, e dove dirige anche il Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo, con il nuovo libro 'Maledetto Sud', edito da Eiunaudi, rompe il cortocircuito sui piu' diffusi luoghi comuni sul Mezzogiorno, ne rilegge la storia fino a ribaltarne il significato. Cosi' Teti prende in esame per esempio quella che definisce la 'creazione dell'ozio', dopo aver analizzato col suo pensiero lucido l'invenzione della lentezza, attraverso lo svuotamento, l'improduttivita', l'insicurezza, ''adesso - afferma Teti - trionfa il messaggio che il posto fisso non e' piu' possibile e che la precarieta' e' una condizione desiderabile. Il tempo liberato non si trasforma in creativita', in piacere, ma in noia, in attesa di qualcosa, in apatia, in insosoddisfazione, in comportamenti criminali. La malezionie continua ad avverarsi e i meridionali non riescono ad uscire dalle trappole che sono state loro create e che si sono creati''. Ancora piu' interessante il tema dello spaesamento, (argomento caro a Teti, e gia' analizzato nel libro 'Il senso dei luoghi) che ''non riguarda soltanto i centri marginali periferici, ma anche le banlieues, le metropoli dove l'idea di centro si pone in maniera diversa''. Cosi' l'appaesarsi in un mondo mobile e in fuga, diventa il problema di chi resta. Lo sradicamento porta ad un nuovo senso dell'abitare, delle presenza, l'esseree nei luoghi e 'fotografarli' per quello che sono. ''Perche' lo spaesamento e' anzitutto dentro di noi'', spiega l'antropologo. Il libro, complesso e pieno di riferimenti (da Corrado Alvaro a Milan Kundera fino a Jean Baudrillard, il Cardinale Carlo Maria Mrtini e Gustavo Zagrebelsky) si sofferma anche sui problemi legati all'immigrazione e all'ospitalita', con i fatti di Rosarno, le 'orde' di Lampedusa, a volte gettate a mare secondo gli interessi e i calcoli dei nuovi schiavisti e negrieri. Parla di malavita, briganti, di 'ndrangheta a Polsi e al Nord, dei fatti di Duisburg, dei pellegrinaggi, di Monsignor Carlo Bregantini e di don Pino Strangio priore del santuario.

Alfonsina Bellio. Benedetta sia la scrittura! Vito Teti torna a parlare di Sud.

« Sono arrivati i sudici »: è il 18 febbraio 1861, sta per iniziare la prima riunione del parlamento del Regno d'Italia, e con questa espressione un parlamentare del Nord avrebbe apostrofato i suoi colleghi meridionali. Pur nell'alone leggendario che avvolge questo frammento di storia, sembra comunque di ascoltare altre voci parlare di altri uomini, in un'eco funesta che rimbalza continuamente da un'epoca all'altra, anche in tempi molto vicini a noi: cambiano i volti, cambiano i colori, permane la miopia del pregiudizio. 

L'ultima fatica editoriale di Vito Teti ripercorre, come in un'epopea rovesciata, il lungo processo di costruzione di un pregiudizio, quello che ha segnato come un bollo di infamia intere popolazioni di quell'area geografica che, ancora con un'invenzione culturale, si definisce Sud Italia o Meridione.

Teti narra del suo patriottismo di bambino degli anni Cinquanta, modellato sugli eroi del libro Cuore e della Juventus, alimentato dai programmi di una televisione che allora fu determinante per l'alfabetizzazione delle masse e l'unificazione linguistica. E, in quello stile rigorosamente documentario e insieme squisitamente narrativo e autobiografico che ha fatto apprezzare i suoi libri fin da "Le strade di casa" e "Il paese e l'ombra", ci porta per cerchi concentrici dalla ruga, al paese, al Paese. Il paese è qui quel microcosmo che le storie e le diverse percezioni hanno finito spesso per contrapporre a un Paese macrocosmo che diventava "altro", pur restando patria. 

« Soltanto più tardi avrei saputo come in realtà ero italiano, sì, ma un po' minore, abitante di un'Italia minore, marginale, maltrattata». Soltanto dopo tante partenze e altrettanti ritorni, che anche qui caratterizzano quella percezione ossimorica del sé che impregna tutto il percorso intellettuale e umano dell'autore, costantemente in bilico tra il « sentirsi radicato e sradicato ».

Uomo di un Sud vissuto sulla pelle senza sconti, percorso in ogni angolo remoto, amato e odiato come si può amare e odiare il paese e il padre, Teti dà corpo, colore e sonorità a una scrittura capace di affrescare grandi immagini corali, che a tratti parrebbe evocare il romanticismo civile di un Eugène Delacroix o il realismo militante di un Ernesto Treccani. Ma attenzione: resterebbe di certo deluso chi cercasse nelle pagine di questa o altre opere dell'antropologo calabrese un'accondiscendenza, seppur accennata o velata, verso quei movimenti fondati su un meridionalismo fatto di lamentele, separatezze, senso di inferiorità alternato a dichiarazioni di superiorità e deliri di onnipotenza da cui, come Teti ama sottolineare, « proprio i grandi meridionalisti erano lontani ». Come forte è, al contrario, la denuncia di quegli atteggiamenti e comportamenti che ancora oggi alimentano l'immagine di un Sud ozioso, sudicio e indolente, il riferimento esplicito a quell'umanità sradicata dalla civiltà contadina che si è trasformata, a partire dagli anni Settanta, anche per l'azione erosiva di una miriade di faccendieri e consulenti che hanno nutrito una forma di assistenzialismo malato e paralizzante, facendo dell' « invalidità » un valore in un'economia e in una cultura del parassitismo. « La maledizione continua ad avverarsi e i meridionali non riescono ad uscire dalle trappole che sono state loro create o che si sono creati ».



Maledetto Sud, uscito in questo mese di ottobre presso Einaudi è sociologia, storia e antropologia del processo di costruzione di un pregiudizio, dell'esclusione e marginalizzazione progressiva delle popolazioni meridionali, ma è nello stesso tempo atto di impegno e denuncia, esortazione a riconoscere i meccanismi autoinvalidanti, a mantenere la lucidità sia di fronte all'atteggiamento comodo del rinunciatario che verso l'autocommiserazione di chi rimane intrappolato nel planctus delle antiche glorie defraudate, pur continuando a smascherare i cliché che lo sguardo esterno proietta su uomini e luoghi. E allora benedetta sia la scrittura, questa scrittura, sguardo che si fa parola, che sa argomentare, perorare, scuotere, chiarire, serbando sempre una dimensione poetica e intima che chiama in causa tutti, uno per uno, senza possibilità di nascondersi dietro slogan ridondanti o manifesti inutili.

Alfonsina Bellio

Maledetto Sud


 Copertina Maledetto Sud
Sudici, oziosi, malavitosi, briganti, mafiosi...
In quanti modi sono stati chiamati gli abitanti del Sud?
Attraverso storie vissute, narrazioni letterarie e riflessioni antropologiche possiamo smontare i principali luoghi comuni sulla «razza maledetta».