Gian Antonio Stella - Maledire e amare il Sud La lezione di Vito Teti

Certe realtà del Meridione non si possono nascondere con la retorica.


«Secondo me le tv nazionali stanno in questo momento soltanto criminalizzando Nocera e i nocerini», si è sfogato a Sky Tg 24 un giovane guardiano dell?onore della città campana dopo l?immondo spettacolo allo stadio di Salerno. E il sindaco Manlio Torquato si è detto «amareggiato» dal coro di critiche: «Mi pare prematuro dire che le cose sono andate in una certa maniera e che ci sia un nesso tra le eventuali minacce dei tifosi e la scelta dei calciatori di non giocare la partita. Non si può escludere, infatti, che sia stata una forma di solidarietà verso la tifoseria. Quella dei giocatori è stata una forma di protesta pacifica?»
Fosse vivo Pier Paolo Pasolini li manderebbe a spasso. Come ricorda Vito Teti in Maledetto Sud , un libro bello e gonfio di amore struggente per il Mezzogiorno proprio perché non fa sconti alla terra natìa, il grande scrittore e regista aveva «frequentato, conosciuto, narrato, con realismo e profonda pietas, i Sud del mondo, un mondo contadino in dissoluzione, le borgate della città, gli ultimi, gli scarti, le terre e le persone di confine» e nell?estate del ?59, per la rivista Successo , raggiunse la crotonese Cutro, e ne trasse l?idea di avere visitato «veramente, il paese dei banditi come si vede in certi film western». Seguì immediata la rivolta degli amministratori locali contro il «degenerato». E il medico di Paola, Pasquale Nicolini, ricorda Teti, scrisse «una lettera appassionata, risentita e pacata» chiedendo al poeta come avesse «potuto emettere certi giudizi sulla base di un rapido colpo d?occhio». Pasolini rispose che non aveva intenzione di offendere ma non sapeva «tirare pietosi veli sulla realtà»: non poteva fare a meno «di dire che Cutro è una zona pericolosa, ancora in parte fuori legge: tanto è vero che i calabresi stessi, della zona, consigliano di non passare per quelle famose ?dune giallastre? durante la notte». Dopo di che Pasolini convenne che miseria, degrado e violenza erano dovute anche ai vari governi che si erano succeduti nei secoli ma chiuse invitando a guardare in faccia la realtà: «Se poi volete fare come gli struzzi, affar vostro. Ma io ve ne sconsiglio. Non è con la retorica che si progredisce».Anche Vito Teti, già autore di libri densi e dolenti sullo svuotamento fisico e morale della sua Calabria interna (Il senso dei luoghi ) e di studi fondamentali sul razzismo anti-meridionale come «La razza maledetta», non ne perdona una a chi ha ridotto il Mezzogiorno nelle condizioni attuali. Ma lui pure si rifiuta di fare lo struzzo. A costo di pagare un prezzo alto: «È doloroso, amaro, vedere come i pochi intellettuali, giornalisti, studiosi che denunciano la presenza della criminalità organizzata, il malaffare e la malapolitica, debbano difendersi da quanti li indicano come calunniatori della propria terra. L?abitante del Sud si trova ancora di fronte ad una realtà che non può negare, a responsabilità che deve assumere, a una scelta di verità che non può rinviare».