Vito Teti stravince il Premio Tropea : “Il Sud vuole essere parlato, ma deve anche saper parlare…”

di Chiara Fera

A colloquio con il vincitore. L’opinione di Mimmo Gangemi. Teti preannuncia i suoi prossimi lavori, e dice: “Credo che la via che ho imboccato, quella del romanzo storico, e della narrazione unita a meditazioni e riflessioni, sia definitiva”. Con “Il patriota e la maestra” edito da Quodlibet Vito Teti s’è aggiudicato la VII edizione del Premio letterario nazionale Tropea.


Vito Teti premiato dall’assessore alla Cultura della Regione Calabria prof. Mario Caligiuri. 

Docente di etnologia presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università della Calabria (dove ha fondato e dirige il Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo), Vito Teti ha vinto, ottenendo 136 voti, il premio ideato e promosso dall’Accademia degli Affaticati, il primo concorso nazionale ad aver veicolato i libri in formato e-book; 27 sono stati invece i voti ottenuti da Edoardo Albinati con “Vita e morte di un ingegnere” (Mondadori, 2012) e 25 da Benedetta Palmieri con “I Funeracconti” (Feltrinelli, 2011). Ad emettere il verdetto sono stati i 409 sindaci della Calabria col voto combinato di una giuria popolare composta da 41 persone. Prima del docente di Aracavacata, il Premio Tropea è stato vinto da Mimmo Gangemi
(La signora di Ellis Island), Donatella Di Pietrantonio (Mia madre e’ un fiume), Mattia Signorini (La Sinfonia del tempo breve), Carmine Abate (Gli anni veloci), Gianrico Carofiglio (Ragionevoli dubbi), Roberto Saviano (Gomorra). Per lo scrittore Mimmo Gangemi l’edizione 2013 del Premio Tropea “Ė stato un evento straordinario, con l’alta qualità della cultura, dell’arte e delle intelligenze del panorama nazionale e oltre. Un importante veicolo pubblicitario per questa terra martoriata che in questi giorni del Festival ha saputo mostrare all’Italia il suo volto più vero, più fattivo, più concreto, senza gli stereotipi negativi che le sono stati costruiti addosso. Sono stato orgoglioso del mio personale coinvolgimento in un evento così importante e significativo.

Onore e merito a Gilberto Floriani, Pasqualino Pandullo, Livia Blasi, Maria La Gamba, Maria Teresa Marzano, tanto per citare alcuni degli ‘eroi’ capaci di un simile miracolo di operosità e concretezza, complimenti al vincitore del premio Vito Teti e agli altri due finalisti, un grande grazie ai numerosissimi e prestigiosi ospiti e alle città di Tropea, Vibo Valentia, Serra San Bruno e Soriano, sedi degli eventi. Bello il clima di armonia, amicizia e tranquillità che si è respirato in ogni momento. Una squadra vincente che ha saputo votarsi a una causa altamente meritoria qual è la cultura. È infatti attraverso la cultura – aggiunge l’autore del ‘La signora di Ellis Island’ – che riusciremo a realizzare una Calabria migliore che impari presto a procedere con lo stesso passo delle regioni più progredite; già ci stiamo riuscendo, se ne colgono i primi segni. Siamo partiti dal Tropea Festival, tutti assieme verso un obiettivo concreto e di crescita, e arriveremo lontano”. “Il patriota e la maestra” è la ricostruzione storica risorgimentale che segue le tracce delle vicende private e politiche di un patriota e di una maestra, un romanzo-saggio sul Risorgimento, una disquisizione geografica di un’Italia non ancora unita: lui rivoluzionario in lotta per la difesa della Costituzione e dell’unità del Paese, lei anticipatrice del movimento femminista. Sullo sfondo la storia d’Italia.

Storia locale e storia nazionale, narrazione coinvolgente e minuziosità antropologica: ne esce fuori una nuova lettura del Risorgimento italiano, in chiave non più semplicisticamente economica e politica, ma analizzato alla luce dei fattori culturali e sociali. Il rapporto antropologia-letteratura e’ al centro della scrittura di Teti, ma i temi dell’emigrazione e del Mezzogiorno stretto fra arretratezza e modernizzazione costituiscono i punti chiave per comprendere i “messaggi” di uno degli intellettuali meridionali più lucidi e prolifici (Teti ha scritto tra l’altro “Il pane, la beffa e la festa.
Alimentazione e ideologia dell’alimentazione nelle classi subalterne”; “Le strade di casa. Visioni di un paese di Calabria” in collaborazione con S. Piermarini; “La razza maledetta. Origini del pregiudizio antimeridonale”; “La melanconia del vampiro. Mito, storia, immaginario”; “Il colore del cibo. Geografia, mito e realtà dell’alimentazione mediterranea”; “Il senso dei luoghi. Memoria e vita dei paesi abbandonati”; “Storia del peperoncino”; Ha curato i volumi “Mangiare meridiano. Culture alimentari del Mediterraneo” e “Storia dell’acqua. Mondi materiali e universi simbolici”). Il Premio letterario nazionale Tropea si e’ svolto all’interno della seconda edizione del “TropeaFestival Leggere&Scrivere”.

All’antropologo che ha indagato a lungo sui “paesi doppi” della Calabria ed ha approfonditamente analizzato le problematiche dell’entroterra, abbiamo posto delle domandeProfessore, che valore attribuisce al Premio Tropea?
Il Premio letterario Tropea, senza dimenticare altri importanti e qualificati Premi che si svolgono in Calabria, ha una visibilità nazionale, coinvolge scuole e amministratori di tutta la regione, e legato all’iniziativa “Leggere e Scrivere” attira nella regione studiosi, scrittori, saggisti, giornalisti di ottimo livello. Insomma mi sembra – e non lo dico adesso per il fatto di avere avuto il riconoscimento – un modo felice di aprirsi alla cultura nazionale e anche di promuovere all’esterno alcune delle produzioni culturali e intellettuali qualificate che esprime, pure tra tante difficoltà, la Calabria. Se si vive un Premio in maniera pacata e senza enfasi, senza insomma che ci modifichi la vita, penso che i buoni Premi hanno il merito di promuovere la lettura e la scrittura e questo non è poco per la nostra regione.

Che cosa significa il Premio Tropea per uno scrittore, ma soprattutto per un intellettuali dalla forte caratura meridionalista come lei?
Significa, certo, un riconoscimento che fa piacere e che aiuta molto a rendere ancora più visibili e note tematiche e problematiche che considero cruciali e attuali. Il Sud, per parafrasare Alvaro, vuole essere parlato, ma deve anche sapere parlare, deve riscoprire il desiderio del confronto e del dialogo, senza soggezione e senza retorica. Essere “meridionalisti” oggi significa anche sentirsi parte di un mondo più vasto, problematico, insicuro e,insieme, affascinante.

Qual è lo scrittore contemporaneo cui si sente più vicino?
Provo a fare, in ordine alfabetico, dei nomi di scrittori che amo: Paul Auster, Amitav Gosh, Milan Kundera, Philip Roth, Amos Oz. Naturalmente, amo tanti scrittori italiani e calabresi che non cito per non fare un lungo elenco.

Il Premio Tropea è senz’altro un punto di passaggio per lei, può dirci a cosa sta lavorando?
Vorrei portare a termine, a livello saggistico, ma con forte presenza di “finzione”, dei lavori legati ai temi dell’abbandono, dell’emigrazione, della “restanza” e del viaggio. Credo, tuttavia, che la via che ho imboccato, quella del romanzo storico, e della narrazione unita a meditazioni e riflessioni, sia definitiva e, a pensarci bene, è la via che, non sempre in maniera consapevole, avevo imboccato tanti anni addietro, come avevo fatto ne “Le strade di case. Visioni di un paese calabrese”, scritto e “immaginato” (nel senso di avere unito racconto e fotografia) con Salvatore Piermarini. Credo che lavorerò, con calma, e senza ossessione, senza la pessima ansia di fare un libro all’anno, a una storia in cui la mia “biografia” incrocia la biografia e la geo-antropologia dei luoghi che amo, quelli in cui sono nato e quelli che ho abitato e mi hanno abitato. Colgo l’occasione di questa intervista per ringraziare gli amici che la realizzano, i tanti lettori che mi hanno scritto, quanti mi hanno votato, i sindaci che mi hanno invitato a presentare il libro e che hanno deciso di votarlo. Naturalmente un grazie anche a chi ha altre idee della scrittura e della Calabria. Un caro saluto e buon lavoro a tutti i calabresi, rimasti e partiti, con l’augurio che trovino sempre le ragioni per sentirsi una comunità aperta e plurale, mettendo da parte separatezze e conflitti che danneggiano tutti. Abbiamo bisogno di un nuovo Risorgimento e di un’utopia concreta e cercata quotidianamente.