LE CONFRATERNITE DEL VIBONESE:BREVE RICERCA.

Gli ambienti privilegiati per questa mia ricerca sono stati, ovviamente, gli archivi storici delle diocesi. Sebbene ho attinto in prima persona sui documenti relativi alle varie visite pastorali e sulle Relationi ad limina Apostolorum( su gentile concessione di esimi colleghi storici che ringrazio vivamente per la fiducia datami malgrado la mia giovane età).


Facendo fioccare con maestria documenti interessanti seguendo altre piste, tuttavia, sotto l’aspetto bibliografico risulta essere limitato e frammentario essendo la quantità e la qualità dei documenti carente a conti fatti il lavoro finito risulta essere di una fatica notevole, poche perciò le carte scampate alla trafugazione di amatori senza scrupoli .

Lo studio della vita confraternale si deve condurre su documenti, e questi sono molti e di laboriosa consultazione.

Non bisogna fermarsi ai soli pochi fascicoli nelle diocesi o ai documenti della confraternita di provenienza a tal punto che per comprenderne la situazione ho voluto dare uno sguardo seppur veloce ai registri parrocchiali, il mio riferimento è ovvio al Liber Mortorum dove sono indicati i luoghi di sepoltura degli antenati. Si viene così ad apprendere che un tale o una tale erano sepolti in una certa chiesa nella tomba dei confratelli o delle consorelle.

Sempre dal registro dei morti per usare l’esempio di Tripodi sempre nell’atto di un convegno tenutosi a Nicotera nel 1995 cita :” (…) nella chiesa della confraternita dell’Immacolata di Dasà il primo confratello fu sepolto l’11 febbraio 1729”, il libro cita in oratorio novo sinonimo che l’apertura del culto sia intorno a quella data.

La storia delle confraternite non è stata ancora scritta del tutto, e difficilmente potrà essere scritta in futuro.

Non si può fare storia improvvisando testi nei quali sono trascritti solo regi assensi o lettere di parroci :” l’esercizio di copiatura è il modo più facile per aumentare le pagine di un libro”.

Per conoscere le confraternite scrive Antonio Tripodi negli atti del medesimo convegno tenutosi a Castello Ruffo a Nicotera afferma ancora :” bisogna avvicinarsi a quel mondo, vivere quelle esperienze, partecipare alle riunioni e manifestazioni “.

Scrivere perciò del movimento confraternale, in questo mondo che potrebbe essere dissacrante ma non riesce a dissacrarsi, potrebbe essere anacronistico. Siamo in realtà fuori del tempo, ma del tempo delle grandi processioni di salmodianti che attraversavano incappucciati le vie della città e dei paesi, negli spostamenti per compiere le pratiche di pietà nelle diverse chiese o nell’accompagnare all’ultima dimora i confratelli defunti.

Le attuali confraternite possono collegarsi a quelle medioevali per il fervore mistico e per lo slancio caritativo, a tal proposito interviene M. Mariotti nella sua opera Ricerca sulle confraternite laicali del Mezzogiorno in età moderna – Rapporto della Calabria che a pag.155 annota:” (…) secondo gli indirizzi del Concilio di Trento, con l’elevazione della spiritualità degli iscritti che venivano istruiti nella fede cristiana”.

Tuttavia è proprio durante il Concilio di Trento che ai vescovi viene obbligata la visita alle confraternite, effettivamente anche Angelozzi nella sua opera Le Confraternite laicali.

Un’ esperienza tra medioevo ed età moderna a pag 42-43 cronicizza:” il 17 settembre 1562 ,i padri conciliari a Trento resero obbligatorie ai vescovi le visite alle confraternite ed i luoghi pii”.

Sebbene sotto Pio V, viene emanata la EX DEBITO il 6 ottobre del 1571, lo stesso papa impose che in tutte le diocesi fosse eretta la confraternita della Dottrina Cristiana :” che arricchì di privilegi spirituali” afferma ancora Angelozzi nella medesima opera.

Per quanto riguarda la diocesi di Mileto, si deve al teatino Marcantonio Tufo che nel 1585 al 1606 resse l’antica diocesi, diede l’avvio di erigere nuove confraternite con l’emanazione di 48 regole.

Dai dati d’archivio noto con maggiore frequenza quanto le confraternite, sorgevano maggiormente nei “casali”(piccoli agglomerati di fuochi) le stesse che nelle regole e negli statuti riflettevano le condizioni storico esistenziali dell’epoca della loro erezione.

Sebbene nel Vibonese ogni municipio più o meno grande possedeva un gran numero di confraternite, fu nel’500 che qui si diffusero le confraternite del S.S. Sacramento al quale si dedicavano maggiori favori spirituali.

Tuttavia fu sempre con questo titolo che nel 1539 vennero nominate quelle di Monteleone e Dasà, a conti fatti sempre attraverso i dati d’archivio si registrò una fioritura durante il periodo della Controriforma. Sono gli anni dove sorgono le confraternite di dedicazione mariana, il Vibonese pullula, sotto il titolo del Rosario e del Salterio.

Non di meno secondo i dati storici erano quelle di Gesù e dell’Immacolata diffusissime in tutto l’hinterland. Le confraternite dell’Addolorata o della Pietà erano di iniziativa dei predicatori ed infine alla Madonna del Portosalvo, tipica dei centri rivieraschi. Aggiunge il Russo nel suo Regesto Vaticano per la Calabria, ossia una sorta di Registro annota questo :” titolo abbastanza diffuso era quello delle Anime del Purgatorio”probabilmente a carattere caritativo.

Nel territorio di Tropea si univa quello di San Michele,mentre a Mileto quello della Madonna delle Grazie o ancora a Nicotera vi erano i “ Rosarioti” dedicata alla Madonna del Rosario.

Sono anni in cui si fondavano le confraternite di mestiere sono sempre gli archivi a dare alla luce le fonti in merito a Soriano vi è appositamente una cartella che porta nome confraternite :” San Giuseppe per i falegnami, San Crispino per i calzolai, della Maddalena per gli ortolani “sono quelle più diffuse.

Tuttavia a Monsleonis (odierna Vibo) esistevano i cordari che trovavano collocazione alla Santissima Trinità. In questi ambienti venivano eletti i consoli dell’arte, che avevano il compito aggiunge Tripodi in molti suoi scritti apparsi su riviste rinomate quanto detto:” in tale veste esaminavano i nuovi artigiani che volevano aprire bottega in proprio”.

Sebbene è sempre dall’autorevole penna di Tripodi che appuriamo in un suo scritto di chiara fama , le chiese di Monteleone alla fine del XVI secolo in Calabria Letteraria di due bocciature:” avvenute a Monteleone nel 1676, Antonio De Vita era stato reprobato et dichiarato inhabile, et inapto ad essere mastro (…) calzolaio” casi del genere risultano però di sporadica situazione.

Le confraternite dalla notte dei tempi, furono impegnatissime in dispute, per la supremazia, sia a livello territoriale che a livello di comune ricordiamo che la sola cittadina di Nicotera sul versante tirrenico possedeva fino a 18 confraternite, tutte volevano primeggiare per i riti della Pasqua, dallo stesso archivio storico di Nicotera evinco che non vi sono documenti che citano la pratica dell’Affruntata”nel centro.

Esistevano ancora le convenzioni tra le varie “sette” si possono citare, quella di Serra San Bruno nel 1793 e quella di Tropea solo qualche anno più tardi,nate con il solo scopo di evitare scandali, nota espressa dallo stesso Tripodi in La convenzione del 1793 tra le confraternite serresi in l’Altra Provincia.

Fin da sempre i luoghi pii, amministravano legati che copiosi venivano a loro affidati, tanto è vero che nel 1709 anno funesto per la Calabria Ultra, in occasione di una carestia la confraternita di Gesù e Maria del Rosario di Soriano intervenne con sussidi ai poveri fonte d’archivio storico.

Diciamo a gran voce come moltissime confraternite si dedicavano alla raccolta di somme per riscattare i cristiani caduti in mano turchesche. Si hanno così notizie sicure e certe di dati trovati in alcuni registri di contabilità tra cui spicca: Francica con l’Annunziata, Nao col S.S. Sacramento e Santa Caterina.

Fioccano ancora le confraternite che dotavano le giovani bisognose, la maggiore sorgeva a Parghelia.

Per l’ennesima volta viene fuori un quadro del tutto diverso rispetto a quello dipinto e raccontato dai tradizionali manuali di storia sulla condizione di una Calabria arretrata, gli archivi parlano chiaro.

Tuttavia nella loro plurisecolare storia, la storia delle medesime dovette affrontare dure prove in ispecie quelle del versante vibonese interessate a conti fatti, alla cupidigia del potere civile e dalle calamità naturale contro clima e natura si è sempre potuto fare poco.

Nel 1783 la tragedia del terremoto induce il marchese Tanucci, primo ministro al governo napoletano a fondare la Cassa Sacra, non senza aver prima proclamato che le somme raccolte sarebbero state spese in sollievo di quanti ne avessero avuto bisogno.

Tutti gli enti sospesi ed inseguito soppressi nel 1784, furono spoliati persino delle suppellettili e dei libri amministrativi dei quali pochi si salvarono dall’umidità e dagli insetti. Ed è proprio a seguito del terribile flagello del ’73, che per le già immiserite confraternite si escogitò un onere speciale ed aggiungerei io secondo giusta causa, cita l’atto del convegno tenutosi a Nicotera nel ’95 sempre dalla voce del Tripodi:” quelle che se non volevano essere sciolte si sarebbero dovute impegnare per il mantenimento di un maestro di scuola per i trovatelli del paese” colpo di scena magistrale del Governo di Napoli.

Tuttavia le tradizioni delle stesse furono svariate, anche nel folklore che le animava. Tra le molteplici attività si creavano fantasiosi presepi addirittura riproponendo rioni cittadini è opportuno qui citare la Chiesa di Monterosso e quella e di Tropea. A conti fatti però le attività delle tradizioni si racchiudono nelle pratiche della Settimana Santa molte le zone che praticano il rito dell’Affruntata, cioè con lo scopo di risollevare gli animi dei fedeli dopo la penitenza quaresimale cita l’antropologo di chiara fama il chiarissimo professor Vito Teti, per quel che riguarda San Nicola da Crissa.

Altra pratica di San Nicola da Crissa tanto per andare a ritroso nei giorni prima della Pasqua è quella del Sabato Santo durante il canto del Miserere i confratelli ripetono antiche pratiche penitenziali compiute dai loro antenati. Tuttavia è il venerdì santo il giorno più suggestivo a Serra San Bruno si allestisce “la naca”addobbata con merletti e trame antiche.

Nei giorni del giovedì santo quando si celebra la cena sono i confratelli a impersonificare i 12 apostoli per la lavanda e la distribuzione del pane. Di rinomata situazione risulta essere la Confraternita del S.S. Crocifisso qui interviene un ‘atto di un convegno tenutosi e voluto da Teti a San Nicola da Crissa in cui viene istituita una messa settimanale dal 1734 e recitata anche fino ai giorni nostri.

L’impegno delle confraternite è evidente nelle decorazioni e nella manutenzione delle loro chiese. Si possono ammirare artistici stalli, sui quali sedevano e siedono i confratelli (rimangono quelli di Serra, di Pizzo e di Vibo).

Le statue lignee o di cartapesta rimangono a testimonianza dei vari culti localmente venerati e di cui le confraternite ormai rimaste poche sono le detentrici di sapere e attività tramandate nei secoli.

Maria Lombardo
Consigliere Commissione Cultura C.D.S.
Centro Studi e Ricerche
Comitati Due Sicilie