Presentato a Roma “Sacro et Profano” di Mimmo Cavallaro con prefazione di Vito Teti

E’ stato recentemente presentato a Roma il nuovo lavoro etnografico di Mimmo Cavallaro, dal titolo “SACRO ET PROFANO”.


Si tratta di un doppio cd che raccoglie rivisitazioni soft di diversi canti della tradizione orale calabrese; i temi affrontati spaziano dall’amore allo sdegno, dalle sopraffazioni che i lavoratori dovevano subire da parte dei padroni, alla dolorosa partenza dei migranti del secolo scorso, per terminare con uno spazio dedicato ai canti legati alla devozione religiosa.

Il doppio cd è frutto delle ricerche dell’artista calabrese e della lettura di diversi testi di approfondimento e ricerca in campo etnografico.

Presentato a Soverato “Il patriota e la maestra” di Vito Teti



SOVERATO – Nei locali del "Miramare" , si è svolto ieri pomeriggio l'incontro-dibattito per la presentazione del libro "Il patriota e la maestra – la misconosciuta storia di amore e ribellione ai tempi del risorgimento" scritto da Vito Teti, ordinario di Etnologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università della Calabria, dove ha fondato e dirige il Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo. I percorsi della costruzione dell'identità, il motivo della melanconia e della nostalgia, l'antropologia dei luoghi e dell'abbandono, il rapporto antropologia-letteratura sono al centro della sua scrittura. L'iniziativa, fortemente voluta dalla F.I.D.A.P.A. (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari) di Soverato, rappresentata dal Presidente, Dott.ssa Fulvia Gioffrè, in una sala riunioni gremita, ha suscitato molto interesse nei presenti. A comporre il quadro, la docente di Lettere Rosa Filia, la quale ha introdotto i lavori riassumendo l'opera di Teti. "Il Patriota e la Maestra" narra le vicende del rivoluzionario calabrese Antonio Garcea e della piemontese Giovanna Bertolo, esponente del femminismo italiano, mettendo in luce il rapporto tra Sud e Nord, evidenziando che, nonostante le differenze culturali e di sviluppo, possono nascere stretti legami che portano alla costruzione di una società nuova.

Papaglionti (Zungri)

Papaglionti (Zungri), villaggio medievale, con bei palazzi antichi, centro agricolo e pastorale, viene abbandonato a inizio anni Ottanta del Novecento a seguito di un'alluvione. 

Il consueto abbandono frettoloso e non ponderato. Il nuovo abitato, dove vivono oltre cento persone, è stato costruito, più in alto, a poche centinaia di metri dell'antico.
Le persone si ritrovano soprattutto in occasione della festa di S. Panteleone, patrono della comunità. La statua del santo viene portata in processione, per iniziativa di una congregazione, composta in larga parte da giovani e da donne, che cantano antichi inni e accompagnano la litania suonata dalla banda, lungo le vie del nuovo abitato.

Soverato - 21 febbraio ore 17.30, presentazione de "Il patriota e la maestra" di Vito Teti

F.I.D.A.P.A. BPW - ITALY
FEDERAZIONE ITALIANA
DONNE ARTI PROFESSIONI AFFARI
SEZ. SOVERATO

Presentazione del libro
IL PATRIOTA E LA MAESTRA


VENERD! 21 FEBRAIO 2014
ORE 17,30
MIRAMARE - SOVERATO


Saluti: Fulvia Gioffré - Presidente Fidapa
Introduce: Prof.ssa Rosa Filia
Relaziona: Vito Teti - Autore

Se l’economia verde può liberare il Sud da stereotipi ed equivoci

Ho letto in questi giorni un bellissimo libro di Vito Teti Maledetto Sud. Un testo molto asciutto che si pone un obiettivo complicato, liberare il Sud da tutti gli stereotipi che lo raccontano e lo affossano. Quelli che ci vengono appiccicati addosso dall’esterno e quelli auto-assolutori che pure ci fanno tanto comodo.


Lo stereotipo che mi ha colpito (e anche ferito di più) è quello sul Sud maledetto, incapace di rialzarsi, di riscattarsi, di farcela con le proprie forze. Uno stereotipo che deresponsabilizza i meridionali, accusando sempre qualcosa o qualcuno delle cose che non vanno: la natura, la sorte, Dio, lo stato, la politica.

Lo stesso stereotipo, alla fine, è stato utile a chi ha governato il Paese per impostare una visione di sviluppo dirigista e totalmente indifferente alla peculiarietà del territori meridionali. Ne ho già parlato, raccontando l’ultimo di libro di Borgomeo, L’equivoco del Sud.

L’equivoco di cui parla Borgomeo è il paradigma che, sin dal dopoguerra, si è imposto al Sud, condannandolo ad inseguire il livello di reddito del Nord, ad importare modelli estranei alla cultura e alle tradizioni, di fatto a costruire una dimensione politica di sempiterna dipendenza.I risultati di queste politiche? Da un lato la mancanza di uno sviluppo locale sano, pienamente integrato e condiviso con i territori e le comunità, che sulla responsabilità, sulla concorrenza e sul merito producesse coesione sociale. Dall’altro impresa da commessa pubblica, e parapubblica, il clientelismo, l’assistenzialismo, il familismo amorale, la cooptazione, l’illegalità diffusa, le mafie, l’assenza di mobilità sociale, il brain waste dei talenti formati, che non sono solo il frutto di una politica nazionale rigidamente verticale ma sono pienamente dovuti alla responsabilità politica e sociale di chi ha governato nel Sud.

L’equivoco che qui ho ricordato è diventato nel tempo lo stereotipo del Sud bisognoso di aiuto esterno, che in un contesto di sottosviluppo, di mercato dopato dai finanziamenti pubblici foraggia una classe dirigente estrattiva, totalmente impermeabile al cambiamento. Che sia la Cassa del Mezzogiorno, o le risorse europee, se questo paradigma non viene rovesciato, il Sud si condanna (o è condannato) a questo perenne stato di prostrazione.

Ieri a Palermo, al convegno Parchi come luogo di incontro tra green society e green economy, Andrea Orlando ha detto chiaramente che deve essere messo in discussione questo paradigma di sviluppo sbagliato che non solo non ha colmato il divario tra Nord e Sud, ma lo ha addirittura allargato, perché questi territori non hanno avuto i benefici del processo di industrializzazione e hanno pagato il conto di costi ambientali altissimi. Orlando indica l’economia verde come fattore di sviluppo del Mezzogiorno, in grado di preservare le bellezze dei luoghi e di valorizzare le produzioni e le vocazioni. E si è spinto fino ad individuare i parchi e le aree protette come protagonisti della prossima programmazione 2014-2020 delle risorse europee destinate alle aree interne.

Ora sinceramente non so se questo sia l’unico modello di sviluppo possibile per il Sud, ma sicuramente mi pare quello che più di ogni altro possa essere rispettoso e corrispondente a questa parte di paese. Ed è forse la strada maestra per liberare il Sud da tutti gli stereotipi ed equivoci che lo condannano.

di Francesco Nicodemo
da paNICO DEMOcratico

«Antimeridionalismo? Colpa anche del Sud» Il Mattino di Napoli intervista Vito Teti

L’antropologo Teti analizza pregiudizi e stereotipi razzisti.Ma che a volte si avverano.

"Il mio è un grido di dolore"
"Tra crisi dei rifiuti e ambiente avvelenato l'idea di un Mezzogiorno sudicio"

Di Fabrizio Coscia

Il Mattino del 2 febbraio 2014

Napoli. Mercoledì 5 febbraio 2014, alle ore 17.00. Presentazione Maledetto Sud.

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
Palazzo Serra di Cassano
Via Monte di Dio, 14 – Napoli
Mercoledì 5 febbraio 2014, alle ore 17.00

MALEDETTO SUD?

Sudici, oziosi, malavitosi, briganti, mafiosi… In quanti modi sono stati chiamati gli abitanti del Sud? Attraverso storie vissute, narrazioni letterarie e riflessioni antropologiche possiamo smontare i principali luoghi comuni sulla «razza maledetta».

Mercoledì 5 febbraio 2014, alle ore 17.00, nella sede dell’Istituto, Marco Demarco, Domenico Scafoglio, Sergio Marotta e Ciro Tarantino discuteranno il libro di Vito Teti, Maledetto Sud pubblicato da Einaudi.


Sarà presente l’autore.