Papaglionti (Zungri)

Papaglionti (Zungri), villaggio medievale, con bei palazzi antichi, centro agricolo e pastorale, viene abbandonato a inizio anni Ottanta del Novecento a seguito di un'alluvione. 

Il consueto abbandono frettoloso e non ponderato. Il nuovo abitato, dove vivono oltre cento persone, è stato costruito, più in alto, a poche centinaia di metri dell'antico.
Le persone si ritrovano soprattutto in occasione della festa di S. Panteleone, patrono della comunità. La statua del santo viene portata in processione, per iniziativa di una congregazione, composta in larga parte da giovani e da donne, che cantano antichi inni e accompagnano la litania suonata dalla banda, lungo le vie del nuovo abitato.
Papaglionti è luogo che ha conosciuto leggende, storie di tesori nascosti (esistono reperti archeologici di epoca romana e case e palazzi disabitati), pastori, suonatori di strumenti tradizionali e di tamburi, maestri di ballo dei Giganti, portati in "pellegrinaggio" in tutte le feste dei paesi vicini. Le persone rimaste hanno un forte senso identitario e una grande cura per la comunità. Case aperte agli ospiti. Una Calabria minuta e antica che resiste all'omologazione in corso, anche perché i giovani che la abitano studiano, sono diplomati e laureati, sono figure di una modernità che non cancella il senso di appartenenza.
Tra necessità di partire e voglia di restare, questo luogo è una delle tante metafore di una Calabria sobria, scarna, vivace e accogliente. 
Una Calabria che non urla e non declama, non vuole apparire e si racconta anche attraverso i suoi riti, arcaici e insieme post-moderni, e che continua a vivere, a dispetto di trasferimenti, abbandoni, distruzioni, dimenticanze.