Presentato a Roma “Sacro et Profano” di Mimmo Cavallaro con prefazione di Vito Teti

E’ stato recentemente presentato a Roma il nuovo lavoro etnografico di Mimmo Cavallaro, dal titolo “SACRO ET PROFANO”.


Si tratta di un doppio cd che raccoglie rivisitazioni soft di diversi canti della tradizione orale calabrese; i temi affrontati spaziano dall’amore allo sdegno, dalle sopraffazioni che i lavoratori dovevano subire da parte dei padroni, alla dolorosa partenza dei migranti del secolo scorso, per terminare con uno spazio dedicato ai canti legati alla devozione religiosa.

Il doppio cd è frutto delle ricerche dell’artista calabrese e della lettura di diversi testi di approfondimento e ricerca in campo etnografico.

Non manca in questa raccolta la qualità degli accompagnatori ai vari strumenti (Daniela Bonvento alla lira, Cosimo Papandrea all’organetto, Francesco Loccisano alla chitarra battente, Concezio Cannatelli, anziano e storico suonatore di battente, in una tarantella per chitarra, Andrea Simonetta alla chitarra classica, Gabriele Albanese ai fiati e alla direzione del coro polifonico M. SS. Del Rosario di Cittanova, Cosimo Papandrea all’organetto), non manca un’intuizione di grande respiro umano, sociale e culturale, non manca la splendida e intelligente idea di ridare voce e vita alle minoranze linguistiche calabresi, (grecaniche e arbereshe), non manca la profondità dello studio effettuato nel corso degli anni, non manca infine la partecipazione di importanti ed autorevoli rappresentanti della musica popolare moderna come il grecanico Ciccio Nucera nel canto “Amuri amuri”, il calabrese arbereshe principe Francesco Maria Frega D’arberia in “Svegliati amore” e il siciliano Mario Incudine in “Emigrazione”.

Il doppio cd è prodotto direttamente da Mimmo Cavallaro in collaborazione con la casa editrice CNI; i brani sono stati registrati in ambiente familiare e si discostano profondamente dalle caratteristiche della tarantella etno-pop che da tempo ha pienamente conquistato la scena musicale calabrese.

C’è infatti in questo lavoro di Mimmo Cavallaro un ritorno alle radici, c’è un calmo e quieto riappropriarsi del tempo, della musica, delle parole e della storia. Messo da parte il tamburello e messa da parte la tarantella, quel che rimane è il suono e la poesia verace del popolo contadino.

A dare testimonianza del valore di ricerca etnografica del lavoro di Cavallaro c’è la mini prefazione del cd, che è stata scritta e firmata dall’insigne etnologo prof. Vito Teti: “Con questa opera, Mimmo Cavallaro si conferma come una delle figure più originali e rappresentative tra i tanti cantanti e “gruppi” etnici che hanno definitivamente restituito prestigio, dignità, valore ad una cultura musicale spesso ignorata e sottovalutata”.


di Giuseppina Sapone