Presentato a Soverato “Il patriota e la maestra” di Vito Teti



SOVERATO – Nei locali del "Miramare" , si è svolto ieri pomeriggio l'incontro-dibattito per la presentazione del libro "Il patriota e la maestra – la misconosciuta storia di amore e ribellione ai tempi del risorgimento" scritto da Vito Teti, ordinario di Etnologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università della Calabria, dove ha fondato e dirige il Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo. I percorsi della costruzione dell'identità, il motivo della melanconia e della nostalgia, l'antropologia dei luoghi e dell'abbandono, il rapporto antropologia-letteratura sono al centro della sua scrittura. L'iniziativa, fortemente voluta dalla F.I.D.A.P.A. (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari) di Soverato, rappresentata dal Presidente, Dott.ssa Fulvia Gioffrè, in una sala riunioni gremita, ha suscitato molto interesse nei presenti. A comporre il quadro, la docente di Lettere Rosa Filia, la quale ha introdotto i lavori riassumendo l'opera di Teti. "Il Patriota e la Maestra" narra le vicende del rivoluzionario calabrese Antonio Garcea e della piemontese Giovanna Bertolo, esponente del femminismo italiano, mettendo in luce il rapporto tra Sud e Nord, evidenziando che, nonostante le differenze culturali e di sviluppo, possono nascere stretti legami che portano alla costruzione di una società nuova.
La dott.ssa Gioffrè, dopo aver ringraziato i presenti per la partecipazione all'evento, ed espresso riconoscenza verso le associazioni soveratesi che hanno collaborato per la riuscita dell'iniziativa, tra le quali il Rotary Club, la Biblioteca delle Donne, la Pro Loco e l'A.M.P.I., ha speso parole di elogio per Vito Teti, autore del libro e vincitore del premio Tropea 2013, definendolo "un antropologo che si commuove e scrive come un poeta, che crede nella forza dei versi".
La presidentessa ha poi ceduto la parola all'architetto Maria Luisa Corapi, grande amica di Vito Teti, che ha parlato dell'uomo Teti, raccontando alcuni aneddoti che hanno caratterizzato la vita di entrambi, sottolineando come le grandi amicizie possono durare nel tempo, e rinforzarsi anche quando i rapporti sembrano perdersi, con una semplice telefonata.
E' quindi intervenuta la professoressa Filia, ringraziando la F.I.D.A.P.A. per l'invito rivoltole a presentare il lavoro di Teti, e definendo il romanzo come "un racconto della memoria lontano nel tempo ma, al contempo, attuale. La figura femminile di Giovanna Bertola è per me molto importante, perché oltre alla diversità di ruolo tra uomo e donna, lei è riuscita a coniugare gli ideali patriottici maschili e femminili. Antonio e Giovanna hanno lottato per la costruzione di una società libera e nuova". La prof.ssa Filia spiega che "Il Patriota e la Maestra" è un romanzo-documentato e storico, perché l'autore, attraverso la costruzione antropologica storica e della memoria, ha dato voce ai sentimenti patriottici di tanti giovani meridionali che hanno lottato per l'unificazione dell'Italia. La storia, inoltre, mette in risalto l'incontro tra un uomo d'azione meridionale, e una donna colta del Nord, è una sorta di metafora di un'Italia che, al di là dei separatismi, trova una ragione di vita.
A concludere la serata, l'intervento di Vito Teti, felice per il suo ritorno a Soverato e per l'invito ricevuto dalla F.I.D.A.P.A., ha rimarcato l'orgoglio per le sue origini calabresi (San Nicola da Crissa provincia di Vibo Valentia), come quelle del protagonista della storia. "L'idea di questo romanzo nasce dalla curiosità che ho notato in un oggetto, cioè un pezzo di aorta, appartenente a Carlo Poerio, patriota e protagonista del Risorgimento meridionale, conservato nella biblioteca comunale di San Nicola da Crissa. Da bambino, vedevo questa parte del corpo che, all'epoca, era custodito in Comune, provavo un sentimento di attrazione e contemporaneamente di repulsione; mi ha colpito che anche gli eredi di Poerio avevano il mio stesso sentimento! Ma come mai Poerio ha lasciato questo pezzo di aorta, dopo la sua morte, come segno di gratitudine? Forse perchè voleva lasciare al suo amico Antonio Garcea questo riconoscimento, in modo da farlo diventare qualcuno. Altro motivo per cui ho deciso di intraprendere questo viaggio – ha continuato Teti - è stato capire perchè due giovani (Graziano e Antonio Garcea), morti per l'Unità d'Italia, e appartenenti ad una famiglia benestante, decidono improvvisamente di andare in guerra partendo da un paese piccolissimo della Calabria per raggiungere una grande città come Venezia? Certamente perchè c'era il desiderio di appartenere ad una nazione grande come quella che poi sarebbe diventata l'Italia, che però avrebbe potuto "crescere" in maniera diversa". Le diapositive, illustranti i documenti utilizzati nel romanzo, hanno vivacizzato ed arricchito la presentazione del testo che ha suscitato ammirazione e coinvolgimento nel pubblico presente.

Francesco Gioffrè