ALVARO Elogio della provincia


di Massimo Onofri

Nel paese natale di San Luca lo scrittore calabrese rinveniva la quintessenza «biologica» della cultura di un Sud aspro ed estremo.

ALVARO

Elogio della provincia






VIDEO: Cosenza: il Premio Cultura Mediterranea 2014




L'ufficiale Alvaro. Lettere dal fronte

Il ricordo
L’ironia e la sagacia, tipiche del grande scrittore calabrese, si ritrovano nelle lettere dal fronte che raccontano della Prima guerra mondiale


Ottobre 1914.
Esattamente cento anni addietro.
Corrado Alvaro «da San Luca» (come si firmava nelle sue primissime e giovanili prove poetiche scritte a Catanzaro), da Roma raggiunge Firenze dove ha scelto di fare il soldato in un plotone di allievi ufficiali.
L’arrivo di Alvaro a Firenze non deve essere stato molto diverso da quello che racconta Luca Fabio (classe 1895, chiamato soldato a diciannove anni nell’ottobre del 1914), uno dei tanti alter ego che lo scrittore adotterà nelle sue opere a sfondo “autobiografico”, in Vent’anni (1930, n. ed. Riveduta 1953).



Il Quotidiano della Domenica, 26 ottobre 2014

Il silenzio dei luoghi



Viaggio nel Mondo

(dei piccoli paesi, talvolta abbandonata)

a cura di Vincenzo Esposito

Il vuoto ci spaventa. Nulla è più perturbante di un luogo completamente vuoto, privo di qualsiasi punto di riferimento. Il vuoto dei paesi invece ci parla, ci interroga, ci costringe a chiederci il perché di tale smarrimento. Il vuoto dei paesi abbandonati, spopolati, deserti invece ci disturba, potremmo dire, in maniera problematica; ci induce a pensare cosa si potrebbe fare per riempirlo con nuove figure, oggetti, iniziative. Ci costringe, insomma, a pensare a come sia possibile ritrovare, ricostruire un senso che in qualche modo sembra fuggito via.

È questo l’esercizio proposto da Vito Teti ai lettori della nuovissima edizione del suo Il senso dei luoghi. Memoria e storia dei paesi abbandonati (Donzelli editore, Roma, 2014, pp. 593, € 27,00), a dieci anni dalla prima edizione.


Il clamore del vuoto

di Vito Teti



Pieno. Questo è l’aggettivo che dice in me il paese dell’infanzia e della giovinezza. Il paese era pieno, di uomini, donne e animali. Nei bassi ormai vuoti e cadenti si stipavano famiglie di dieci e più persone. C’era il pieno delle strade, delle campagne, delle processioni, delle feste, delle riunioni, dei comizi. Delle casupole adibite a scuole e delle mandre che seguivamo in campagna. Il pieno delle voci. Il pieno della miseria, dei bambini scalzi e con in mano una fetta di pane, delle favole e dei pettegolezzi, degli abbracci e dei litigi.

Arrivò il pieno delle macchine che partivano, famiglie che piangevano come le persone che restavano. C’era il pieno di chi salutava e diceva arrivederci sapendo che mentiva. C’era il pieno nel mio paese di Toronto, dove c’era mio padre e i padri dei miei amici. E quel pieno svuotava il paese e creava altri luoghi, palazzi e città. Le case chiudevano ma si pensava al ritorno. La ruga era piena. Adesso la via è piena di ricordi e di rimpianti. Sarebbero tornati un giorno i miei amici e i loro genitori. Noi partivamo per le città e le università, eravamo in giro per le città del mondo. Qualcuno tornava con il sogno di cambiare tutto. Cambiamo il paese, dicevamo. Bisognava restare. Bisognava tornare. E chi non tornava rinviava il ritorno. Tanto il paese aspetta, pensavamo. Il paese non aspettava. Mutava. Si svuotava. Non è più tornato nessuno. I mei compagni delle elementari e delle medie sono ancora in Canada. Ne vedo qualcuno, ma siamo diventati altri. Hanno ormai la faccia del padre come io ho la faccia di mio padre, dopo che per una vita abbiamo tentato di fuggire dal padre. È arrivato qualche rumeno. L’illusione di un nuovo pieno.

Presentazione del libro: L'Aquila. Magnitudo zero

Venerdì 24 ottobre

Ore 11.00
Palazzo Gagliardi - Vibo Valentia – SALA 1

Salvatore Piermarini autore di L'Aquila. Magnitudo zero (Quodlibet, 2012), conversa con Vito Teti.
C'era una volta L'Aquila: città aperta allo studio e alle professioni, alle arti e ai mestieri, alla vita. Ora c'è L'Aquila delle rovine, chiusa, mortificata, incatenata, sbarrata dai cancelli, divisa dalle zone invalicabili e pericolose, devastata, presidiata da militari e vigili del fuoco. La vita continua, ma la città è morta, è difficile ridarle l'anima, nonostante il coraggio e la tenacia degli abitanti. All’agonia di una città che fatica a rinascere è dedicato il libro fotografico L'Aquila. Magnitudo zero (Quodlibet, 2012), un lavoro collettivo che evoca un luogo dove sembra tutto congelato e immobile, per non dimenticare e per non lasciare L’Aquila isolata nella sua zona rossa.

Lamezia: I primi anni di Corrado Alvaro nel libro “Un Paese e altri scritti giovanili”

Lamezia Terme - “Scavando si trova l’acqua come scrivendo si trova la via”. Con questa citazione da Corrado Alvaro può essere introdotto l’incontro tenutosi nelle Sale di Palazzo Nicotera, durante il quale è stato presentato il libro “Un Paese e altri scritti giovanili, 1911-1916”, Donzelli Editrice, contenente una selezione di materiale inedito vergato dal celebre scrittore calabrese risalente agli anni d’esordio. A curare il volume lo studioso e docente Universitario Vito Teti - già autore di “Maledetto Sud”, “Il senso dei luoghi”, “Pietre di pane” – che ne ha discusso con il professor Antonio Bagnato, sul filo delle letture di Raffaella Gigliotti, interprete di vari brani tratti dal libro.

La rinascita di Matera e la Calabria che affonda

di Vito Teti

Vivo la scelta di Matera “città europea della cultura” come una sorta di vittoria e di riscatto dell’intero Sud e come un’occasione fortunata per ripensare quanto certo Sud sia stato vittima più di se stesso, dei suoi ceti dirigenti, politici e non, che non degli “altri”. Negli anni Cinquanta Matera, con i suoi Sassi malfamati e degradati, era l’emblema del Sud estremo, lontano, arretrato, povero, sfruttato. F. Friedmann, Tullio Tentori, Rocco Scotellaro, Carlo Levi, Vincenzo Fiore, Manlio Rossi Doria, Adriano Olivetti, Giovanni Russo, Pier paolo Pasolini e ancora noti fotografi, meridionalisti, sociologi, antropologi, riviste come “Comunità”, “Cronache Meridionali”, “Nord e Sud” – con analisi, riflessioni, indagini, progetti i più vari – fecero di Matera una sorta di luogo emblematico del Sud che non entrava nella modernità, che restava indietro, che andava conosciuto ed aiutato. Matera, con i suoi Sassi che si svuotavano, è stata metafora, sogno, speranza.

L’Antologia postuma di Corrado Alvaro. Focus sugli inediti con l’antropologo Vito Teti

Luigi Pandolfi



Un paese ed altri scritti giovanili (1911-1916) è una raccolta di scritti inediti di Corrado Alvaro appena pubblicata da Donzelli. Ne parliamo con il curatore del volume a cui va anche il merito della scoperta dei preziosi testi. Il professor Vito Teti è ordinario di etnologia presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università della Calabria, dove ha fondato e dirige il Centro di antropologie e letterature del Mediterraneo.


L’antropologo Vito Teti.


Tra gli intellettuali meridionalisti più accreditati, Teti si è occupato negli anni di percorsi della costruzione identitaria, di antropologia dei luoghi e dell’abbandono, del rapporto tra antropologia e letteratura. Per conto della Rai ha realizzato reportage fotografici e numerosi documentari etnografici.