Lamezia: I primi anni di Corrado Alvaro nel libro “Un Paese e altri scritti giovanili”

Lamezia Terme - “Scavando si trova l’acqua come scrivendo si trova la via”. Con questa citazione da Corrado Alvaro può essere introdotto l’incontro tenutosi nelle Sale di Palazzo Nicotera, durante il quale è stato presentato il libro “Un Paese e altri scritti giovanili, 1911-1916”, Donzelli Editrice, contenente una selezione di materiale inedito vergato dal celebre scrittore calabrese risalente agli anni d’esordio. A curare il volume lo studioso e docente Universitario Vito Teti - già autore di “Maledetto Sud”, “Il senso dei luoghi”, “Pietre di pane” – che ne ha discusso con il professor Antonio Bagnato, sul filo delle letture di Raffaella Gigliotti, interprete di vari brani tratti dal libro.

E’ emersa dall’incontro la figura di un Alvaro non del tutto convenzionale, un Alvaro che, come è stato più volte ricordato da Teti, “nell’intera sua opera non fa che ritornare continuamente agli anni della sua infanzia e prima adolescenza. Sono circa dieci anni che hanno però lasciato in lui un’impronta talmente forte da restare indelebile e segnare per sempre tutto il suo percorso futuro”.

Dunque, gli anni trascorsi a San Luca ai primi del ‘900, in un ambiente fortemente classista e tradizionalista, figlio di un maestro elementare che ha tentato la scalata sociale sposando la figlia di un piccolo proprietario terriero. Un padre che lo vorrebbe poeta e letterato e che lo manda a studiare a Mondragone dai Gesuiti. Ma Alvaro viene cacciato dal collegio per via di certe sue letture considerate sovversive. Si sposterà poi al Galluppi di Catanzaro dove prestissimo inizia la sua attività di conferenziere e polemista. Arruolatosi come allievo ufficiale scoprirà le brutture della guerra e a Livorno, dove viene ricoverato per una ferita riportata in battaglia, comincerà a scrivere “Un Paese”, primo abbozzo di romanzo. Alvaro ha allora ventuno anni.

Il materiale pazientemente selezionato da Teti proviene principalmente dalle mani degli eredi di Domenico Lico, compagno di scuola di Alvaro, che aveva compilato una lunga biografia dello scrittore, il quale però aveva sempre cercato di avversarne sia la stesura che la pubblicazione. “C’era in Lico un tentativo di stabilire una continuità fra l’Alvaro irredentista e l’Alvaro fascista (presunto), cosa che lo scrittore non poteva tollerare” afferma Teti. E poi ancora una serie di lettere e di segreti che evidentemente solo il diretto interessato avrebbe potuto sviscerare. Ma era certo necessario riportare alla luce almeno gli scritti autografi, lasciando alle mani caute di studiosi come Teti l’onore e l’onere di catalogare il resto.