I libri di Vito Teti presentati al Rhegium Julli a cura di Anna Foti - "Maledetto Sud"

Chi può parlare del Sud, cogliendone l’essenza e coniugando la storia di lunga durata con una memoria frammentata? Chi sa raccontare il Sud? O forse ci si dovrebbe chiedere cosa compone e cosa alimenta l’identità di Italiano minore, come dalla Storia è stato dipinto il meridionale? L’antropologo e scrittore calabrese Vito Teti tramuta queste domande in tappe di un viaggio per decostruire stereotipi e dare voce ai luoghi che la grande storia definisce remoti perchè la contemporaneità li ha “disabitati”, tentando, senza riuscirci, di privarli della piccola e preziosa vita vissuta di cui sono custodi. Le tappe, a loro volta, sono le pagine di “Maledetto Sud” (Einuadi) in cui palpitano erranza e stanzialità, partenza e restanza, volti di uno stesso universo. Un’identità che pare essersi sgretolata con il processo di unificazione dell’Italia, favorendo l’incontro – scontro con i luoghi comuni del meridionale ozioso, lento, sudicio, maledetto, melanconico, brigante, mafioso, ndranghetista. Una contrapposizione tra Nord e Sud ereditata e di cui oggi è difficile disfarsi, come un’identità angusta, come un retaggio maledetto non contrapposto ab origine, ma nato da una contrapposizione creata ad arte. Con tutto questo stride, ma resiste, l’identità legata ai luoghi dei ricordi, degli affetti, della fatica, della nostalgia, piuttosto che quella ispirata alle bandiere ed alle patrie che hanno preteso il sacrificio della vita, per poi dimenticarlo colpevolmente. Specialmente dai popoli del Sud. Questa dei luoghi dimenticati è l’unica identità che può salvarci. L’analisi sociologica di questa terra martoriata è tanto complessa ed inestricabile oggi – la ndrangheta oggi è causa o effetto della miseria di questi territori? - quanto era invece semplice un tempo, quando la povertà generava l’ozio, il viaggio alla ricerca di futuro generava la malinconia, la ndrangheta dava il lavoro mentre lo Stato latitava. Nessuna distinzione era da inventare. Vi erano e vi sono condizioni diverse che al Sud hanno alimentato dipendenza, bisogni e ricattabilità, uccidendo la libertà. Un viaggio tra le tante ombre in cui intravedere un nuovo sogno. L’alterità non è distanza ma occasione di incontro ed il dualismo della partenza e della prestanza, in realtà, non custodisce una contrapposizione ma lascia confluire, in un unico cammino, lo zampillo costante di ricerca e riscoperta di identità; a noi non resta che essere consapevoli della singolare doppiezza delle rocche e della coste del Sud e dell’appartenenza ad un popolo universale le cui le genti dovrebbero essere e sentirsi innanzitutto libere. Non c’è identità che pre - esista alla libertà. Non c’è meridionale o settentrionale, italiano o tedesco, europeo o americano che non aspiri alla medesima libertà. E allora il riscatto del Sud è in realtà il riscatto di tutti i Sud e di tutte le genti che la storia ha messo sotto scacco; ed è anche l’unica occasione di salvezza di ogni galassia di questo Universo comune.