I libri di Vito Teti presentati al Rhegium Julli a cura di Anna Foti - “Un paese e altri scritti giovanili (1911 – 1916)”

Corrado Alvaro (San Luca 1895 - Roma 1956), giornalista, scrittore, poeta, traduttore, firma del Corriere della Sera e di numerosi reportage, corrispondente de Il Mondo, è stato tra i più grandi intellettuali del Novecento. Autore di Gente in Aspromonte (Premio La Stampa 1931) e Quasi una vita (Premio Strega nel 1951). 

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“Ferito e demotivato, in ospedale, Alvaro mette mano al suo testo sul Paese. Tra le carte custodite o reperite da Lico, c’è il manoscritto di un lungo racconto. Sulla prima pagina di Un Paese (1916). Tentativo di Romanzo, leggiamo:’C’è un manoscritto inedito di Alvaro, qualificato in una lettera a me diretta, come il primo tentativo di Gente in Aspromonte fatto a Livorno nel 1916 tra un’operazione chirurgico e l’altra dopo le ferite riportate in combattimento nella Prima grande guerra mondiale”. Così Vito Teti, nella sua introduzione, descrive come inizia e da dove parte il cammino che ha condotto alla pubblicazione della prima opera narrativa di Alvaro, finora inedita, data alla stampa con i caratteri di Donzelli e con il titolo “Un paese e altri scritti giovanili (1911 – 1916)” .
E’ stata infatti un’amicizia, scambio di energie vitali e di soffi dell’anima per antonomasia, ad aver testimoniato la genesi della grande scrittura di Corrado Alvaro rivelatosi, già dalle prime esperienze narrative, portatore di una vocazione letteraria intensa e sorprendente, sulle orme di un destino di scrittore che in “Gente in Aspromonte”, capolavoro pubblicato nel 1930, avrebbe avuto la massima espressione e il pieno compimento. E’ stato il fondo Lico di Catanzaro a consegnare al panorama letterario, e attraverso di esso ai posteri, le prime parole con cui Corrado Alvaro si misurò con la narrativa spinto da una memoria primordiale. Tra le carte custodite dall’amico fraterno e compagno di liceo, Domenico Lico, con tutta la magia che portano con sé ogni ritrovamento e ogni ritorno dall’oblio del passato, rinvenuti questo manoscritto e anche novelle, poesie e un dramma. Oggi la pubblicazione del romanzo e di questi scritti conferma la profondità dello sguardo di Corrado Alvaro, che fin da subito ha colto il respiro dei luoghi del Sud e le sue atmosfere, e testimonia la grandezza di una penna che avrebbe saputo narrare in modo inconfondibile. I manoscritti originali hanno consentito di esplorare anche le diverse attività di riscrittura che hanno caratterizzato la genesi di questa opera alla quale, evidentemente, Alvaro teneva particolarmente. Grazie anche al saggio di Pasquale Tuscano, questa pubblicazione guida nel viaggio dentro la sua gioventù, quando cioè tutto di una pregnanza intellettuale e narrativa peculiare prendeva forma. Dalla scoperta del paesuccio di Santa Venere, neppure esistente sulle carte geografiche, alle donne silenziosamente accosciate, mentre l’ombra è interrotta qua e là da luci fioche, nel giovedì di Passione a San Luca, attraverso le vicende del solitario professore Guido Albarosa, contraddistinto da una giovinezza grave di troppi pensieri. Un nucleo narrativo originario che si snoda in un racconto lungo, in cinque racconti brevi, in un dramma (“Odio per amore”) e nelle poesie. Un laboratorio di scrittura giovanile che racchiude la potenza della penna di Corrado Alvaro, dal primo istante intensa pur se alla ricerca di identità, già scritta nel suo destino di grande narratore, e di sintesi tra tradizione e incalzante modernità, tra uno sguardo nato del Sud e già proiettato verso il mondo sconfinato.