Vito Teti: Matera, un modello per la Calabria?

Abbiamo letto l’articolo del professor Vito Teti su Matera capitale europea della cultura. L’antropologo calabrese ha manifestato la sua soddisfazione per la vittoria della città lucana, vissuta come “riscatto dell’intero Sud, vittima più di se stesso che non degli altri”. Lo studioso ripercorre velocemente gli Anni ’50 quando gli intellettuali di allora osservavano la città dei Sassi e la consideravano condannata a non “entrare nella modernità”.


Il centro storico materano cominciò ad essere studiato, dall’antropologia e non solo, fin dal momento in cui i residenti furono obbligati ad abbandonarlo per motivi igienico-sanitari. Ne venne messa in luce la ricchezza in quanto “insediamento abitativo unico al mondo, irripetibile” e ci fu dopo qualche tempo il ritorno lento e graduale nei luoghi originari, ripristinando tecniche antiche del restauro e saperi delle maestranze artigiane, pregni di ricchezza creativa e culturale rispetto alla contemporaneità tecnologica, spesso dimentica del passato perché già rimosso. Ed ecco, dopo mezzo secolo, quello che, a prima vista potrebbe apparire come un miracolo: Matera capitale europea della cultura. In realtà è il frutto del lavoro di associazioni, Università e singoli intellettuali, durato decenni, che ha condotto alla vittoria. Un successo meritato che può diventare un modello al quale fare riferimento per “coniugare tradizione e innovazione”.

Un Sud diverso e vincente è possibile se trasforma “le rovine” in risorse. Si è passati dalla “maledizione” dei Sassi negli anni ’50 alla “benedizione” dello stesso luogo perché rigenerato grazie alla sensibilità e alla intelligenza di quella comunità. Ma le note positive mutano in negative nella seconda parte dell’articolo, non appena l’autore sposta lo sguardo verso la nostra Regione. Come Meridionale si sente anch’egli vincitore, come Calabrese sconfitto. Allora la contentezza cambia in amarezza per lo stato di degrado (in tutti i sensi) “dello sfasciume pendulo sul mare”. Lo studioso non risparmia “j’accuse” verso l’intera classe dirigente anche se parecchi si salvano (“le mille formiche”).

La chiusa è una dichiarazione d’amore per la propria Terra: “Amo la Calabria”. E pure di denuncia dei comportamenti negativi “che occultano la luminosità e gli splendori della regione”. Alla fine, la speranza: “Matera, allora, ci segnala che un altro Sud è possibile e che la maledizione può essere ribaltata”. Vito Teti è veramente innamorato della Calabria e non ha bisogno d’andare nei “Tristi Tropici” per coinvolgersi. E’ in sintonia con gli intellettuali materani.

In “Geografie ed etnografie dell’interno”, a proposito della fine del paese-presepe, ha scritto: “Paradossalmente proprio questi non più luoghi mezzo pieni e mezzo vuoti, arcaici e postmoderni, potrebbero costituire la risorsa di una nuova Calabria, che sappia guardare avanti senza dimenticare il passato, ma senza restarne prigioniera. [Scrive ancora] Non è il ritorno al vecchio paese, il ripristino improponibile del passato, ma la consapevolezza che le zone interne hanno risorse ambientali, paesaggistiche, culturali da offrire. La montagna [continua a ribadire] con le nuove sensibilità e consapevolezze, può diventare il luogo essenziale per affermare un diverso destino della Regione. [E ancora] Paesaggi, prodotti tipici, monumenti e anche beni immateriali possono attrarre flussi turistici, innescare processi economici e dinamicità. La regione è un melting pot [un crogiolo] - di beni paesaggistici, bellezze naturali, prodotti, reperti archeologici, memorie scritte e orali, beni immateriali- davvero unico e irripetibile”.

Consigliamo la lettura dell’articolo e del saggio etnografico ai candidati della prossima scadenza elettorale: offrono spunti per progetti attrattivi sulla Calabria al di là dei programmi politici tradizionali. Vito Teti sarà all’Uniter di Lamezia Terme mercoledì 5 novembre. I Lametini interessati avranno modo di ascoltare la lezione di un antropologo calabrese affascinato e sedotto dalla propria Terra.