Recensioni e Segnalazioni - Itaca: Se la scelta è restare

L'ITALIA NON E' UN PAESE PER GIOVANI?

Corrado Alvaro fece l'elogio della "restanza" da çontrapporre alla foga dell'erranza. Anche restare può essere un'avventura decisiva.
Vito Teti, antropologo, lo scrive nel suo Pietre di pane.


Riflessioni - Identità, Retorica e Persuasione.

Se la "calabresità" diventa slogan, rivendicazioni sterili e artifici per non fare i conti con se stessi.



Quotidiano del Sud, 29 dicembre 2014



Fotografie - "visioni" magico-telluriche.

Carissimi,

mi sembrano troppe belle queste "visioni" magico-telluriche, inquiete, di fine anno per non inviarvele, pensandovi con grande affetto.

Un abbraccio caro e un Bel 2015.


Dal balcone 28 dicembre ore 7.00


Dal balcone Verso l'Etna 28 dicembre ore 17.00

Dal balcone Verso l'Etna 28 dicembre ore 17.00

Dal balcone verso lo Stretto 28 dicimbre ore 7.30

Appuntamenti Incontri Presentazioni - Filadelfia (VV): presentazione di Maledetto Sud

28 dicembre 2014
ore 17.00
Auditorium Comunale di Filadelfia

Presentazione di
Maledetto Sud
di Vito Teti

Con i canti di mia madre Buon Natale e un bel 2015

Il campanile del paese
Pace e Serenità e Bellezza
Non so dire meglio di quello che dicono i canti che ci ha donato mia madre (Caterina Iozzo, nata nel 1913, che ha appreso da sua nonna e da sua mamma e che ha trasmesso a me e a mia sorella e ai rispettivi figli).

 
La cona di Dorico

C'era una volta lo spaventapasseri

La testa tra le nuvole

Nuvole basse
  

Viaggio attorno alla mia camera

O caru Gesù miu
O caru Gesù miu
Quantu ni amasti
De Cielu nterra scindire volisti
De vigilanti furu li pastura
Chi si pigghiaru l’agnellu alli mani
Cumincano a lodare tutti quanti
Ed a sonare cu’ li soe strumente
Poe vinne l’ura de lu battezzare
A lu chiumi Giordanu ti nde jisti
Nostro San Gianni fude lu cumpare
L’Angeli tutti jà si nde scindiru
A Bettelemme ti depositasti
La dimuranza tua jà la facisti.


Nuvole basse
Bombineju de jocu avanti
Bombineju de jocu avanti
Venitinde alla casa mia
Ca ti conzu nu letticeju
Pe’ sta povera anima mia
Anima mia no’ stare cunfusa
Cà Gesù ti vole pe’ spusa
E ti vole e ti cuverna
E ti la duna la Gloria Eterna.

Tramonto di dicembre


Si partiru li tri Re magi
Si partiru li tri Re magi
De la parti de l’Oriente
Una stella li guidau
Bettelemme li trasiu
Quandu furu avanti la Grutta
Tutti tri si ndinocchiaru
E de oro argentu finu
Rugalaru a Gesù Bambinu
E tu Bambinu nasci
No pannizzi e nente fasci
Mancu focu pe’ scarfà
Fa la ninna la ninna dò
All’una de mezzanotte
Nesciu l’Angelu a Parrà
Pe’ mu avvisa li Pastura
C’avia nesciutu lu Redentoore
Gesu meo Gesu meo
Vero omo e vero Deo
Chiju sangu chi spargisti
Arricordati di me.
Tra due mari

Bombineju vattinde alla scola
Bombineju vattinde alla scola
Ca tua mamma la missa ti sona
Ti la sona cantata cantata

Lu Bombineju de l’Addolorata.
La testa nel cielo

Mettersi in viaggio

Dov’è finita l’antropologia? ViaPo lo ha chiesto a Vito Teti


di MARIATERESA GALATI



Prof. Teti, dal suo punto di osservazione, il Sud e l’università della Calabria, dove insegna Antropologia culturale e svolge attività di ricerca, ma anche un rapporto intenso con giornali ed editori nazionali, in che senso si può parlare di “crisi dell’antropologia”, come si sente dire da più parti?
Mi trovo spesso a dovere rispondere alle persone che mi chiedono, oltre ad insegnare e a “lavorare” all’Università, dove insegno per l’appunto Antropologia Culturale, in che cosa consista oggi la ricerca antropologica, quale sia il senso dell’antropologia, intesa come discorso sull’uomo e sulle culture, in fondo quali sono le ragioni personali e culturali del mio “mestiere”. Le risposte possibili sono tante e spesso più che legate a teorie, metodologie, interpretazioni della ricerca etnografica e dell’antropologia, abbiano molto a che fare con il rapporto che ognuno di noi ha con se stesso e con gli altri, con la capacità di entrare in dialogo con il mondo e i suoi abitanti, lontani e vicini, di mettersi in discussione e di conoscersi attraverso l’altro.
Forse più che l’antropologia è in crisi una certa idea dell’antropologia, quella che per lungo tempo ha privilegiato la ricerca in luoghi lontani ed estremi e che ha avuto la “presunzione” di presentarsi come disciplina scientifica, affermando un’oggettività che ormai hanno rifiutato anche le scienze esatte, quelle, comunemente, definite “scientifiche”.

Lorenzo Calogero: il silenzio degli editori e la critica imbelle. Vito Teti: “Nei quaderni del poeta l’antropologia dell’ecoappartenenza…”

di Chiara Fera

Per il recupero dei quaderni (804) di uno dei più grandi poeti del Novecento, Lorenzo Calogero (Melicuccà, 28 maggio 1910 – Melicuccà, 25 marzo 1961), ha svolto un ruolo decisivo con la sua Università (Arcavacata) il prof. Vito Teti: antropologo dalle innumerevoli e prestigiose pubblicazioni (sua è l’introduzione a Un paese e altri scritti giovanili di Corrado Alvaro di recente pubblicato da Donzelli) e scrittore (con Il patriota e la maestra edito da Quodlibet s’è aggiudicato la VII edizione del Premio letterario nazionale Tropea).

In occasione di un’importante iniziativa in cui s’è tornato a parlare del poeta di Melicuccà ( si è svolta il 29 novembre a Cittanova ed è stata promossa dall’associazione Sykea in partenariato con l’agenzia Galbatir col patrocinio del Dipartimento di studi umanistici dell’Università della Calabria in collaborazione con il Liceo “V. Gerace”) al professor Teti abbiamo chiesto di soffermarsi su alcuni punti caldi del “caso Calogero”.

Il Ricordo: il Sen. Antonino Murmura

Il piacere e il dolore di sentirsi cittadino Vibonese.

di Vito Teti

La scomparsa di Antonino Murmura mi addolora e mi rattrista non poco. Non soltanto per i legami amicali e di stima che, negli ultimi tempi, avevano contraddistinto i nostri occasionali o cercati rapporti, ma perché Murmura lascia un “vuoto” in un territorio e una provincia che, negli ultimi anni, si sono andati sempre più degradati a livello demografico, economico, civile, culturale, politico. Ricordare Murmura, figura politica e pubblica più importante della seconda metà del Novecento, significa, per quelli della mia generazione che hanno consumato in questi luoghi passioni ed azioni culturali, civili e politiche, in qualche modo fare una sorta di outing, guardare anche dentro se stessi e nelle vicende politiche di un territorio che Murmura ha quasi incarnato, con i suoi pregi e anche con le contraddizioni e i limiti propri della geopolitica e, vorrei dire, della geoantropologia di questi luoghi. Murmura, per la generazione del sessantotto, costituisce uno specchio, un’immagine, una figura con la quale è bene fare i conti, nel ricordarlo, in maniera sincera e non rituale, senza le liturgie di maniera, che, da persona intelligente quale era, non avrebbe gradito e lo avrebbero fatto sorridere.

Reggio: l’11 dicembre ReggioNonTace incontra il Prof. Vito Teti

Ecco,

io e te, Meridione,
dobbiamo parlarci una volta,
ragionare davvero con calma,
da soli,
senza raccontarci fantasie
sulle nostre contrade.
Noi dobbiamo deciderci
con questo cuore troppo cantastorie.
Franco Costabile



Di seguito la nota dell’organizzazione: Alla fine di un anno, mentre tanti sono occupati a fare bilanci o a programmare un futuro più roseo, qualcuno prende l’impegno di continuare a camminare giorno dopo giorno, nella consapevolezza che stare dalla parte di chi soffre per l’ingiustizia è il compito che abbiamo nei tempi della crisi. Per l’incontro di dicembre, il movimento ReggioNonTace fa una proposta a tutti coloro che hanno questo desiderio di ri-considerare la propria vita e capirsi per decidere di scegliere la strada più autentica dell’andare nella profondità dei problemi non per risolverli, ma deponendo le armi che colonialismo, capitalismo e globalizzazione usano per mettere in atto le loro macchinazioni.