Che ci faccio qui // «W.T.C.N.Y.C.»: le Due Torri nello sguardo di Salvatore Piermarini

N.Y.C. 1990  /  © Salvatore Piermarini
Le fotografie sono spesso immagini del caso, governate apparentemente dal fotografo e dal suo linguaggio che si confronta con la realtà e la visione del mondo. Le fotografie a volte rappresentano citazioni, déjà vu, coincidenze, di tanto in tanto nascondono un mistero, si manifestano come un presagio e diventano premonizione, un epitaffio a futura memoria. Il giorno dell'attacco alle Twin Towers, evento ancora tutto da spiegare, metabolizzare, elaborare come un lutto e rimuovere come un danno, ero incollato come tutti alle dirette televisive, incredulo e spaesato con il telefono in mano che squillava in continuazione.

W.T.C.N.Y.C.1990  /  © Salvatore Piermarini
W.T.C. 1988 /  © Salvatore Piermarini
Quando poi sono venute giù, crollate e implose su se stesse, ho squadernato freneticamente sul tavolo tutti i provini dei miei reportage a New York. Cercavo le Torri tra migliaia di fotogrammi. Ho preso una macchina, l'ho montata sul cavalletto davanti al monitor e ho cominciato a scattare foto. Non mi sembrava possibile, non poteva essere vero, volevo una motivazione e cercavo una prova fotografica. Tra una telefonata e l'altra andavo avanti e indietro sempre più ansioso e agitato.


W.T.C.N.Y.C. 1987  /  © Salvatore Piermarini
Lanciavo occhiate al televisore che mandava in onda immagini nuove e registrate, rallentate, altre angolazioni, persone che volavano giù, fumo, polvere e incendi. Risfogliavo i provini, fumavo una sigaretta dopo l'altra, fin quando tra i cassetti dell'archivio non trovai quello che cercavo. Una scatola di stampe fotografiche formato 18x24 con su scritto un acronimo per me inconfondibile: W.T.C.N.Y.C. Le Torri erano gemelle, parallele, asimmetriche, forse per questo sempre così visibili e onnipresenti nello skyline newyorkese.

W.T.C.N.Y.C. 1987  /  © Salvatore Piermarini
W.T.C.N.Y.C. 1988  /  © Salvatore Piermarini
N.Y.C. 1990  /  © Salvatore Piermarini
W.T.C.N.Y.C 1990  /  © Salvatore Piermarini
Così le avevo viste, ammirate, vissute e fotografate da ogni punto di vista, dal mare e dal cielo, dal taxi e dai ponti, da sotto e da sopra, di notte e di giorno. Aprire quella scatola fu come scoperchiare un sepolcro, svitare l'urna delle ceneri di tutti quei morti ridotti in polvere, detriti e macerie trasportati in qualche discarica laggiù dalle parti di Staten Island. Le rovine del World Trade Center, dei suoi abitanti, dei loro aggressori e dei loro soccorritori, sono diventate il vuoto di Ground Zero. Io sono rimasto con questa serie di fotografie, di negativi e fotogrammi, un ciclo fotografico pieno di nostalgia, rimpianto e melanconia. Sembra ancora oggi quell'undici settembre de 2001: in casi come questo le date e il tempo sono effimeri e inafferrabili come la fotografia.

Salvatore Piermarini

W.T.C.N.Y.C. 11.09.2001  /  © Salvatore Piermarini

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