Silvana Guarna // Note su «Terra Inquieta»

Riporto con gratitudine, stima e affetto il testo della lettera che Silvana Guarna mi ha inviato dopo la lettura di «Terra Inquieta», in concomitanza con la presentazione del libro al circolo culturale Rhegium Julii.



Carissimo Vito, cerco di indicarti alcune annotazioni trascritte dopo aver rapidamente letto questo tuo splendido libro. In effetti, appena comprato l'ho divorato in quattro giorni per il desiderio di terminarne la lettura in tempo, prima della tua venuta a Reggio per la presentazione. Leggendo lo gustavo pagina per pagina come si fa con un bel vassoio di pasticcini. Basta guardare l'indice per restarne affascinati e incuriositi: è un susseguirsi variegato di capitoli con titoli e sottotitoli annunziati da quasi misteriose indicazioni geometriche (linea ondulata, linea curva, linea retta, linea spezzata). Ci si rende subito conto della vastità degli argomenti trattati. È come un'epopea della Calabria, quasi una «chanson de geste» riscritta da Vito e attualizzata ai nostri giorni. Si ritrova una ricchezza bibliografica straordinaria, una varietà di testi letti, citati e analizzati da Vito. Le molteplici informazioni e testimonianze dirette rielaborate e messe a confronto lasciano l'emozionante sensazione di avere accanto a lui personalmente conosciuto e visitato questo universo della gente di Calabria. Le numerose citazioni riportate in diverse pagine del volume sono state da Vito sapientemente scelte e ponderate e ci fanno percepire, coinvolgendoci, le sue più intime emozioni.

Ho avvertito in questo libro, maggiormente che negli altri, qualcosa di un Vito più profondo, quasi più segreto, ma di cui lui vuole farci partecipi. Come, ad esempio, quando riporta gli accorati versi di poeti calabresi, poco noti, per farci sentire il senso dell'angoscia del presente nei paesi ora abbandonati e del rimpianto dei tempi belli del passato. Per chiarire e giustificare meglio le sue riflessioni, Vito attinge a brani di tanti autori differenti. È come suonare tanti strumenti con varie tonalità, ma l'insieme rivela una grande armonia. Vito è andato a visitare numerosi paesi di questa nostra amata terra di Calabria, ma le sue visite non sono state tipo «mordi e fuggi» ma piuttosto l'inizio di tanti ritorni negli stessi luoghi verso i quali egli sente affetto, rispetto, dedizione filiale. Li considera sue creature e nello stesso tempo avverte di essere stato da essi generato perché è figlio di questa Calabria.

Dobbiamo essere grati a Vito perché ci ha fatto conoscere tante realtà dei nostri paesi, a molti purtroppo ancora sconosciute e perfino, talvolta, disprezzate. Ci sarebbero ancora tante considerazioni da fare, ma, per ora desidero chiudere queste mie annotazioni dopo la veloce lettura del libro, trascrivendo da pagina 381 i versi del poeta arabo del VII secolo Laylà, che danno conto, in parte, dice Vito, «di un mio stato d’animo»:

Non è l'amore per i luoghi che mi rapisce il cuore, ma l'amore per coloro che vi hanno abitato. 

Silvana Guarna

2 commenti:

  1. Sto leggendo anche io il libro.Sono ancora agli inizi , ma mi ha colpito la ipertrofia contenutistica che viene raccontata per accumulazione stilistica e non sempre di facile lettura.Comunque è un libro che , se l'hai in mano, non lo molli e perchè ha una fascinazione interiore che attira, incuriosisce e anche perchè richiama un mondo e una società che ti riporta indietro e ti senti parte del racconto.Il libro poi ha una particolare caratteristica: leggendolo ti costringe a estraniarti e a entrare nel libro e ritrovare più vite.In fondo leggere un libro è come vivere un'altra volta e succede sempre coi buoni libri e così il morire.

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    1. Grazie per l'attenzione, la pazienza, le note critiche...e la bella e intensa riflessione conclusiva... Buon lavoro, ancora grazie e tanti saluti.
      Colgo l'occasione per ringraziare quanti scrivono e leggono...Vorrei rispondere a tutti...la mia e mail personale è tetivito@gmail.com

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